Costume e Società

Residenze per anziani, affrontare la seconda ondata in sicurezza

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13 Ottobre 2020

A distanza di alcuni mesi dal lockdown della scorsa primavera, molte residenze per anziani del nostro paese hanno cautamente riaperto i propri spazi comuni e hanno dato ai parenti la possibilità di riprendere le visite in struttura, seppur con tutte le dovute precauzioni e protezioni, per restituire nuovamente alcuni spazi socialità agli anziani ospiti. Tuttavia, il doloroso ricordo di quanto è accaduto nelle RSA del Nord Italia, e la recente risalita dei contagi dell’ultimo periodo, stanno sollevando da più parti il timore di una seconda ondata.

Eppure, da quei giorni difficili molte cose sono cambiate. Innanzitutto, vi è una maggiore consapevolezza del rischio a livello collettivo e l’attivazione di protocolli di sicurezza è ormai prassi consolidata in tutte le Case di Riposo, Rsa e Case Famiglia. I dispositivi di protezione individuale ora sono a disposizione di tutti gli utenti e gli operatori e la protezione degli anziani più fragili dal virus è divenuta la massima priorità per tutti i gestori. Per questa ragione, ad esempio, le strutture devono disporre di alcuni posti letto liberi, in modo da isolare tempestivamente eventuali ospiti positivi o a rischio. Nei mesi di ottobre e novembre, la consueta distribuzione dei vaccini antinfluenzali in via prioritaria agli ospiti e agli operatori delle case di riposo quest’anno risponderà anche all’esigenza di evitare falsi allarmi di contagio da Covid nelle residenze per anziani.

A fronte di questo cauto ottimismo, permangono però alcuni nodi da affrontare con prontezza ed equilibrio, anche se questo potrebbe significare in alcuni casi delle nuove restrizioni. E’ il caso delle visite dei parenti. Il modo migliore per proteggere gli anziani che vivono in una casa di riposo dal virus è quello di evitare che il virus arrivi in struttura dall’esterno. Anche se ora la situazione sembra essere sotto controllo, nelle zone dove si sono verificati nuovi focolai di epidemia, molte residenze per anziani hanno già deciso di sospendere le visite. Queste decisioni non mancheranno di sollevare critiche da parte dei familiari degli ospiti, ma occorre tenere presente che l’obiettivo di queste misure, ove saranno attivate, è quello di salvaguardare la salute di persone che corrono un rischio molto molto alto, non certo di creare una condizione di isolamento.

Restrizioni di questo tipo servono inoltre a garantire la continuità dei servizi residenziali e la salute di tutti i lavoratori che operano nel settore. Un settore che, per lo meno nelle regioni del Nord, ha subito una grande crisi economica e organizzativa e che ha accumulato grandi perdite. Lo denunciano Anffas, Agespi, Anaste, ANSDIPP, ARIS, Uneba, le principali associazioni di categoria, che in una lettera congiunta, inviata nei giorni scorsi al Governo e al Parlamento, chiedono un intervento concreto per fare fronte a questa difficoltà del settore, nell’ambito delle attività da finanziare attraverso il Recovery Fund o altri interventi europei.

Occorrono risorse per rispondere alla carenza del personale infermieristico, ad oggi insufficiente a garantire un adeguato livello di intensità assistenziale soprattutto agli anziani non autosufficienti. Alla mancanza organica di infermieri però, quest’anno si sono aggiunte le assenze lavorative a causa delle quarantene, con gravi conseguenze organizzative. La drammatica perdita di molti anziani a causa dell’epidemia, unitamente alla prolungata sospensione di nuovi ingressi, ha determinato per molte strutture una grave crisi economica, che potrebbe avere delle ricadute molto serie sia sulla qualità e continuità dei servizi rivolti ai disabili e agli anziani, sia sul mantenimento del livello di occupazione attuale.

A distanza di alcuni mesi dal lockdown della scorsa primavera, molte residenze per anziani del nostro paese hanno cautamente riaperto i propri spazi comuni e hanno dato ai parenti la possibilità di riprendere le visite in struttura, seppur con tutte le dovute precauzioni e protezioni, per restituire nuovamente alcuni spazi socialità agli anziani ospiti. Tuttavia, il doloroso ricordo di quanto è accaduto nelle RSA del Nord Italia, e la recente risalita dei contagi dell’ultimo periodo, stanno sollevando da più parti il timore di una seconda ondata.

Eppure, da quei giorni difficili molte cose sono cambiate. Innanzitutto, vi è una maggiore consapevolezza del rischio a livello collettivo e l’attivazione di protocolli di sicurezza è ormai prassi consolidata in tutte le Case di Riposo, Rsa e Case Famiglia. I dispositivi di protezione individuale ora sono a disposizione di tutti gli utenti e gli operatori e la protezione degli anziani più fragili dal virus è divenuta la massima priorità per tutti i gestori. Per questa ragione, ad esempio, le strutture devono disporre di alcuni posti letto liberi, in modo da isolare tempestivamente eventuali ospiti positivi o a rischio. Nei mesi di ottobre e novembre, la consueta distribuzione dei vaccini antinfluenzali in via prioritaria agli ospiti e agli operatori delle case di riposo quest’anno risponderà anche all’esigenza di evitare falsi allarmi di contagio da Covid nelle residenze per anziani.

A fronte di questo cauto ottimismo, permangono però alcuni nodi da affrontare con prontezza ed equilibrio, anche se questo potrebbe significare in alcuni casi delle nuove restrizioni. E’ il caso delle visite dei parenti. Il modo migliore per proteggere gli anziani che vivono in una casa di riposo dal virus è quello di evitare che il virus arrivi in struttura dall’esterno. Anche se ora la situazione sembra essere sotto controllo, nelle zone dove si sono verificati nuovi focolai di epidemia, molte residenze per anziani hanno già deciso di sospendere le visite. Queste decisioni non mancheranno di sollevare critiche da parte dei familiari degli ospiti, ma occorre tenere presente che l’obiettivo di queste misure, ove saranno attivate, è quello di salvaguardare la salute di persone che corrono un rischio molto molto alto, non certo di creare una condizione di isolamento.

Restrizioni di questo tipo servono inoltre a garantire la continuità dei servizi residenziali e la salute di tutti i lavoratori che operano nel settore. Un settore che, per lo meno nelle regioni del Nord, ha subito una grande crisi economica e organizzativa e che ha accumulato grandi perdite. Lo denunciano Anffas, Agespi, Anaste, ANSDIPP, ARIS, Uneba, le principali associazioni di categoria, che in una lettera congiunta, inviata nei giorni scorsi al Governo e al Parlamento, chiedono un intervento concreto per fare fronte a questa difficoltà del settore, nell’ambito delle attività da finanziare attraverso il Recovery Fund o altri interventi europei.

Occorrono risorse per rispondere alla carenza del personale infermieristico, ad oggi insufficiente a garantire un adeguato livello di intensità assistenziale soprattutto agli anziani non autosufficienti. Alla mancanza organica di infermieri però, quest’anno si sono aggiunte le assenze lavorative a causa delle quarantene, con gravi conseguenze organizzative. La drammatica perdita di molti anziani a causa dell’epidemia, unitamente alla prolungata sospensione di nuovi ingressi, ha determinato per molte strutture una grave crisi economica, che potrebbe avere delle ricadute molto serie sia sulla qualità e continuità dei servizi rivolti ai disabili e agli anziani, sia sul mantenimento del livello di occupazione attuale.

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