Salute e benessere

Parkinson, un altro progresso nella ricerca di una terapia personalizzata

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28 Ottobre 2020

Nelle fasi più avanzate del morbo di Parkinson l’effetto delle terapie farmacologiche tende purtroppo a diminuire e da molti anni la Stimolazione Cerebrale Profonda (Deep Brain Stimulation - DBS) si è rivelata essere il trattamento più efficace per contrastare i sintomi motori dei pazienti, come ad esempio il tipico tremore delle mani e le difficoltà nella deambulazione. 

La terapia, che in Italia vanta numerosi centri all’avanguardia, consiste nell’applicazione chirurgica di un micro-elettrodo nel cranio del paziente e nella successiva stimolazione elettrica di alcune aree del cervello coinvolte nella malattia. Per aumentare la propria efficacia e ridurre il rischio di effetti collaterali, la DBS richiede però una conoscenza accurata dello stato del paziente e la ricerca attualmente si muove verso una terapia sempre più adattiva. Questo permetterebbe ad esempio di evitare l’invio di corrente al cervello quando non è strettamente necessario. Un risultato significativo in questa direzione è stato raggiunto da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Brain Stimulation, che ha coinvolto l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Genova e l’Ospedale Universitario di Würzburg in Germania.

La ricerca ha individuato un segnale neurale specifico che permette di stabilire se un malato di Parkinson inizia a camminare oppure si ferma. Durante il movimento del paziente, infatti, è stato possibile osservare un cambio di frequenza rispetto allo stato di quiete, che si verifica nelle aree del cervello da cui la malattia ha origine e che sono direttamente stimolate nella terapia DBS. “L’obiettivo di questo studio è quello di migliorare le terapie disponibili per il Parkinson. Quello che vogliamo fare è creare una terapia flessibile, in grado di capire lo stato e le necessità del paziente, e di adattarsi a queste” ha spiegato all’Ansa Alberto Mazzoni dell’Istituto superiore Sant’Anna. 

Si tratta di una scoperta importante, perché solitamente nel cervello, durante un cambio di attività, avviene una variazione di ampiezza del ritmo, piuttosto che un cambio di frequenza. Inoltre, grazie all’applicazione di modelli matematici basati sulla teoria dell’informazione, tale cambio di frequenza può essere individuato immediatamente. La conoscenza di questo segnale potrebbe permettere in futuro di modulare la terapia della Stimolazione Cerebrale Profonda in funzione dell’attività motoria specifica del singolo del paziente, per curare in modo più efficace i disturbi legati alla deambulazione e migliorarne la qualità di vita. 


Nelle fasi più avanzate del morbo di Parkinson l’effetto delle terapie farmacologiche tende purtroppo a diminuire e da molti anni la Stimolazione Cerebrale Profonda (Deep Brain Stimulation - DBS) si è rivelata essere il trattamento più efficace per contrastare i sintomi motori dei pazienti, come ad esempio il tipico tremore delle mani e le difficoltà nella deambulazione. 

La terapia, che in Italia vanta numerosi centri all’avanguardia, consiste nell’applicazione chirurgica di un micro-elettrodo nel cranio del paziente e nella successiva stimolazione elettrica di alcune aree del cervello coinvolte nella malattia. Per aumentare la propria efficacia e ridurre il rischio di effetti collaterali, la DBS richiede però una conoscenza accurata dello stato del paziente e la ricerca attualmente si muove verso una terapia sempre più adattiva. Questo permetterebbe ad esempio di evitare l’invio di corrente al cervello quando non è strettamente necessario. Un risultato significativo in questa direzione è stato raggiunto da uno studio pubblicato recentemente sulla rivista Brain Stimulation, che ha coinvolto l’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Genova e l’Ospedale Universitario di Würzburg in Germania.

La ricerca ha individuato un segnale neurale specifico che permette di stabilire se un malato di Parkinson inizia a camminare oppure si ferma. Durante il movimento del paziente, infatti, è stato possibile osservare un cambio di frequenza rispetto allo stato di quiete, che si verifica nelle aree del cervello da cui la malattia ha origine e che sono direttamente stimolate nella terapia DBS. “L’obiettivo di questo studio è quello di migliorare le terapie disponibili per il Parkinson. Quello che vogliamo fare è creare una terapia flessibile, in grado di capire lo stato e le necessità del paziente, e di adattarsi a queste” ha spiegato all’Ansa Alberto Mazzoni dell’Istituto superiore Sant’Anna. 

Si tratta di una scoperta importante, perché solitamente nel cervello, durante un cambio di attività, avviene una variazione di ampiezza del ritmo, piuttosto che un cambio di frequenza. Inoltre, grazie all’applicazione di modelli matematici basati sulla teoria dell’informazione, tale cambio di frequenza può essere individuato immediatamente. La conoscenza di questo segnale potrebbe permettere in futuro di modulare la terapia della Stimolazione Cerebrale Profonda in funzione dell’attività motoria specifica del singolo del paziente, per curare in modo più efficace i disturbi legati alla deambulazione e migliorarne la qualità di vita. 

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