Costume e Società

In Italia aumenta il numero di anziani, ma le strutture sono ancora insufficienti

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E’ quanto emerge dal Rapporto Oasi 2108, uno studio pubblicato dal Cergas, il Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale dell’Università Bocconi di Milano. Ancora troppi, secondo la ricerca, gli anziani over 65 che non riescono ad avere accesso alle cure necessarie a causa delle lunghe liste d’attesa e della carenza di posti letto in adeguate strutture ricettive come case di riposo e RSA. 

Secondo lo studio, il nostro Servizio sanitario nazionale arriva oggi a soddisfare  solo il 32% della domanda complessiva e questo è particolarmente evidente in relazione alle necessità delle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani e i disabili. La maggiore criticità da affrontare è la mancanza di posti letto in strutture adatte ad accogliere persone non autosufficienti; una tendenza destinata a peggiorare nei prossimi vent’anni a causa della crisi demografica che colpisce il nostro paese.

Un altro dato emerso dallo studio, sembra evidenziare l’insufficienza della continuità assistenziale successiva al ricovero in ospedale. Solo il 15% degli anziani ricoverati accede a qualche forma di continuità assistenziale, una volta dimesso. E anche questo dato non è confortante, visto l’andamento demografico del nostro paese. Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata dell’11% e continuerà ad crescere a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita (in media 82,2 anni). Si calcola che nei prossimi vent’anni gli anziani costituiranno il 53% della popolazione nazionale, e il loro numero sarà superiore a quello delle persone in età da lavoro. 

Gli esperti sottolineano che il problema principale è legato alla quantità di risorse economiche stanziate per la spesa sanitaria, in Italia pari all’8,9% del Pil. Per un rapido confronto, basti pensare che il Regno Unito assegna alla sanità il 9,8% e la Germania l’11,1%, mentre gli Stati Uniti addirittura il 17,1% del prodotto interno lordo.   Il problema di fondo è, secondo gli esperti, legato alle risorse economiche messe a disposizione. 

I continui tagli della spesa sanitaria hanno infine un’ulteriore impatto negativo sul nostro welfare. La mancanza di fondi riguarda sempre più spesso anche la spesa per il personale medico-sanitario, che diventa progressivamente insufficiente a soddisfare la richiesta dei pazienti, in termini di cura e riabilitazione.
Mancano infatti le risorse per formare e assumere medici specializzandi e infermieri, che dovrebbero sostituire quelli attualmente attivi, una volta raggiunta l’età pensionabile. Questo dato riguarda in particolar modo le regioni del Sud Italia, e nei prossimi gli anziani residenti nel meridione potrebbero vedere ulteriormente ridotta la possibilità di accedere alla cure necessarie.
E’ quanto emerge dal Rapporto Oasi 2108, uno studio pubblicato dal Cergas, il Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale dell’Università Bocconi di Milano. Ancora troppi, secondo la ricerca, gli anziani over 65 che non riescono ad avere accesso alle cure necessarie a causa delle lunghe liste d’attesa e della carenza di posti letto in adeguate strutture ricettive come case di riposo e RSA. 

Secondo lo studio, il nostro Servizio sanitario nazionale arriva oggi a soddisfare  solo il 32% della domanda complessiva e questo è particolarmente evidente in relazione alle necessità delle fasce più fragili della popolazione, come gli anziani e i disabili. La maggiore criticità da affrontare è la mancanza di posti letto in strutture adatte ad accogliere persone non autosufficienti; una tendenza destinata a peggiorare nei prossimi vent’anni a causa della crisi demografica che colpisce il nostro paese.

Un altro dato emerso dallo studio, sembra evidenziare l’insufficienza della continuità assistenziale successiva al ricovero in ospedale. Solo il 15% degli anziani ricoverati accede a qualche forma di continuità assistenziale, una volta dimesso. E anche questo dato non è confortante, visto l’andamento demografico del nostro paese. Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata dell’11% e continuerà ad crescere a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita (in media 82,2 anni). Si calcola che nei prossimi vent’anni gli anziani costituiranno il 53% della popolazione nazionale, e il loro numero sarà superiore a quello delle persone in età da lavoro. 

Gli esperti sottolineano che il problema principale è legato alla quantità di risorse economiche stanziate per la spesa sanitaria, in Italia pari all’8,9% del Pil. Per un rapido confronto, basti pensare che il Regno Unito assegna alla sanità il 9,8% e la Germania l’11,1%, mentre gli Stati Uniti addirittura il 17,1% del prodotto interno lordo.   Il problema di fondo è, secondo gli esperti, legato alle risorse economiche messe a disposizione. 

I continui tagli della spesa sanitaria hanno infine un’ulteriore impatto negativo sul nostro welfare. La mancanza di fondi riguarda sempre più spesso anche la spesa per il personale medico-sanitario, che diventa progressivamente insufficiente a soddisfare la richiesta dei pazienti, in termini di cura e riabilitazione.
Mancano infatti le risorse per formare e assumere medici specializzandi e infermieri, che dovrebbero sostituire quelli attualmente attivi, una volta raggiunta l’età pensionabile. Questo dato riguarda in particolar modo le regioni del Sud Italia, e nei prossimi gli anziani residenti nel meridione potrebbero vedere ulteriormente ridotta la possibilità di accedere alla cure necessarie.

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