Salute e benessere

Diagnosi precoce del Parkinson grazie all’Intelligenza Artificiale: i risultati di uno studio dell’Univeristà di Bari

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12 Luglio 2024

Diagnosticare precocemente il morbo di Parkinson attraverso campioni di sangue, utilizzando l'Intelligenza Artificiale. È quanto ritiene possibile lo studio condotto dagli scienziati dell'Università di Bari, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e della Pia Fondazione Panico di Tricase (Lecce). Attualmente la diagnosi del morbo di Parkinson si basa solo sui sintomi del paziente, la certezza della diagnosi si ottiene soltanto post mortem. Una diagnosi precoce consentirebbe al paziente di avere un accesso anticipato al trattamento, rendendolo più efficace nel ritardare lo sviluppo della malattia.
Lo studio è stato condotto attraverso una collaborazione interdisciplinare tra i gruppi di ricerca del Centro Malattie Neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie, e Biofarmaceutica, quello specializzato nello sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale del Dipartimento di Fisica con la sezione di Bari Infn, ed è stato recentemente pubblicato su Genes

Attraverso la ricerca gli scienziati hanno sviluppato un algoritmo in grado di distinguere le persone sane da quelle malate con grande precisione, utilizzando la base dei dati degli esperimenti di sequenziamento dell'RNA umano effettuati dalla Fondazione Michael J. Fox. I campioni di sangue sono stati raccolti e sottoposti a un sequenziamento di seconda generazione, poi codificati ed elaborati dall’algoritmo di intelligenza artificiale sviluppato appositamente per questo scopo. Tale algoritmo ha permesso, quindi, di decodificare un insieme di geni che potrebbe spiegare i meccanismi alla base dello sviluppo del morbo di Parkinson.

“Il nostro studio potrebbe essere un essenziale passo in avanti per chiarire le dinamiche fisiologiche alla base del Parkinson. Inoltre potrebbe aiutare a ottenere sia una diagnosi precoce della malattia, aumentando le possibilità di intervento clinico sui pazienti nelle prime fasi, sia l’individuazione di meccanismi biologici complessi favorendo la scoperta di nuovi farmaci”, hanno spiegato i ricercatori baresi.


Diagnosticare precocemente il morbo di Parkinson attraverso campioni di sangue, utilizzando l'Intelligenza Artificiale. È quanto ritiene possibile lo studio condotto dagli scienziati dell'Università di Bari, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, e della Pia Fondazione Panico di Tricase (Lecce). Attualmente la diagnosi del morbo di Parkinson si basa solo sui sintomi del paziente, la certezza della diagnosi si ottiene soltanto post mortem. Una diagnosi precoce consentirebbe al paziente di avere un accesso anticipato al trattamento, rendendolo più efficace nel ritardare lo sviluppo della malattia.
Lo studio è stato condotto attraverso una collaborazione interdisciplinare tra i gruppi di ricerca del Centro Malattie Neurodegenerative del Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie, e Biofarmaceutica, quello specializzato nello sviluppo di algoritmi di intelligenza artificiale del Dipartimento di Fisica con la sezione di Bari Infn, ed è stato recentemente pubblicato su Genes

Attraverso la ricerca gli scienziati hanno sviluppato un algoritmo in grado di distinguere le persone sane da quelle malate con grande precisione, utilizzando la base dei dati degli esperimenti di sequenziamento dell'RNA umano effettuati dalla Fondazione Michael J. Fox. I campioni di sangue sono stati raccolti e sottoposti a un sequenziamento di seconda generazione, poi codificati ed elaborati dall’algoritmo di intelligenza artificiale sviluppato appositamente per questo scopo. Tale algoritmo ha permesso, quindi, di decodificare un insieme di geni che potrebbe spiegare i meccanismi alla base dello sviluppo del morbo di Parkinson.

“Il nostro studio potrebbe essere un essenziale passo in avanti per chiarire le dinamiche fisiologiche alla base del Parkinson. Inoltre potrebbe aiutare a ottenere sia una diagnosi precoce della malattia, aumentando le possibilità di intervento clinico sui pazienti nelle prime fasi, sia l’individuazione di meccanismi biologici complessi favorendo la scoperta di nuovi farmaci”, hanno spiegato i ricercatori baresi.