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Case di riposo e rsa, quando la retta è detraibile

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Quali detrazioni fiscali sono disponibili per la retta di case di riposo, case famiglia e Rsa? Quali anziani hanno diritto agli sgravi e come può farne richiesta?


Innanzitutto per poter rispondere a queste domande è bene precisare che la retta delle case di riposo è suddivisa in due parti: una riguarda la spesa sanitaria e l’altra quella alberghiera (vitto e alloggio).  La parte che è possibile portare in detrazione in dichiarazione dei redditi è soltanto la quota sanitaria, che viene separata dalle altre spese nell’attestazione che le case di riposo rilasciano annualmente agli ospiti. Questo documento è quindi necessario per poter usufruire di eventuali sgravi fiscali. 

In base a fattori come lo stato di salute dell’ospite, il grado di autosufficienza e a chi provvede al pagamento abbiamo tre tipologie di agevolazione: 


La prima consiste nella deducibilità di tutta la retta e vi hanno accesso le persone con attestazione di disabilità o di invalidità civile, di lavoro o di guerra. Queste spese possono venire dedotte anche da un familiare, a prescindere dal fatto che l’anziano sia a carico o meno. Si tratta di una informazione molto importante perchè oggi molti anziani sono anche invalidi al 100% ed in questo caso i parenti caregiver possono dedurre il costo della retta.


La seconda possibilità riguarda le persone che pur non presentando disabilità conclamate o invalidità sono considerate non autosufficienti e prevede una detrazione del 19% delle spese sanitarie. La non autosufficienza di un soggetto è valutata in base alla capacità dello stesso di provvedere in autonomia a bisogni primari come nutrirsi, occuparsi dell’igiene personale, vestirsi e camminare. In questo caso è sufficiente un’attestazione del medico di famiglia o di uno specialista ma se a richiedere la detrazione è un familiare l’ospite deve essere formalmente a suo carico. 


L’ultima detrazione possibile riguarda le persone senza disabilità o non fiscalmente a carico del richiedente e prevede una detrazione sempre del 19% ma solo a fronte di una spesa massima di 2.100 € e solo nel caso che il richiedente abbia un reddito non superiore ai 40mila € lordi annui. 


In generale è importante informarsi su quali sono i costi deducibili per poter ottenere un servizio di alto livello risparmiando pure qualcosa. Una possibilità è affidarsi ad un commercialista, un CAF oppure ad Associazioni come Anmic che da anni si occupa di accreditamento di invalidità ed offre servizi di tutela legale o come Auser.

 

Quali detrazioni fiscali sono disponibili per la retta di case di riposo, case famiglia e Rsa? Quali anziani hanno diritto agli sgravi e come può farne richiesta?


Innanzitutto per poter rispondere a queste domande è bene precisare che la retta delle case di riposo è suddivisa in due parti: una riguarda la spesa sanitaria e l’altra quella alberghiera (vitto e alloggio).  La parte che è possibile portare in detrazione in dichiarazione dei redditi è soltanto la quota sanitaria, che viene separata dalle altre spese nell’attestazione che le case di riposo rilasciano annualmente agli ospiti. Questo documento è quindi necessario per poter usufruire di eventuali sgravi fiscali. 

In base a fattori come lo stato di salute dell’ospite, il grado di autosufficienza e a chi provvede al pagamento abbiamo tre tipologie di agevolazione: 


La prima consiste nella deducibilità di tutta la retta e vi hanno accesso le persone con attestazione di disabilità o di invalidità civile, di lavoro o di guerra. Queste spese possono venire dedotte anche da un familiare, a prescindere dal fatto che l’anziano sia a carico o meno. Si tratta di una informazione molto importante perchè oggi molti anziani sono anche invalidi al 100% ed in questo caso i parenti caregiver possono dedurre il costo della retta.


La seconda possibilità riguarda le persone che pur non presentando disabilità conclamate o invalidità sono considerate non autosufficienti e prevede una detrazione del 19% delle spese sanitarie. La non autosufficienza di un soggetto è valutata in base alla capacità dello stesso di provvedere in autonomia a bisogni primari come nutrirsi, occuparsi dell’igiene personale, vestirsi e camminare. In questo caso è sufficiente un’attestazione del medico di famiglia o di uno specialista ma se a richiedere la detrazione è un familiare l’ospite deve essere formalmente a suo carico. 


L’ultima detrazione possibile riguarda le persone senza disabilità o non fiscalmente a carico del richiedente e prevede una detrazione sempre del 19% ma solo a fronte di una spesa massima di 2.100 € e solo nel caso che il richiedente abbia un reddito non superiore ai 40mila € lordi annui. 


In generale è importante informarsi su quali sono i costi deducibili per poter ottenere un servizio di alto livello risparmiando pure qualcosa. Una possibilità è affidarsi ad un commercialista, un CAF oppure ad Associazioni come Anmic che da anni si occupa di accreditamento di invalidità ed offre servizi di tutela legale o come Auser.

 

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